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Sindrome di Asherman: la guida. Terza parte

Nella prima e nella seconda parte della nostra guida, abbiamo approfondito le cause, la diagnosi e le possibili terapie per contrastare la sindrome di Asherman. Ora cerchiamo di parlare di come si affronta la quotidianità in presenza della sindrome e di come può influenzare la qualità della vita.

Se hai perso le prime due parti della nostra guida speciale sulla sindrome di Asherman, cercale e leggile per conoscere bene il problema e imparare a riconoscere i possibili sintomi. Buona lettura.

Vivere con la sindrome

Come abbiamo anticipato la sindrome viene eliminata solo tramite un intervento chirurgico e in genere i medici posizionano un palloncino nell’utero per evitare che l’occlusione ricompaia durante la cicatrizzazione.

Non tutti i medici utilizzano il palloncino, ma si tratta di un metodo utile per il recupero. Inoltre si utilizza una cura antibiotica per prevenire le infezioni e una cura a base di estrogeni e progesterone.

Purtroppo la cura della Sindrome di Asherman può non essere del tutto risolutiva dato che le aderenze possono ricomparire anche dopo l’intervento e portare la donna a soffrire di nuovo di tutti i problemi della sindrome.

In alcune circostanze i medici consigliano di prevenire le recidive mantenendo la donna sotto controllo e prescrivendo isteroscopie ambulatoriali settimanali per dissipare subito ogni nuova eventuale aderenza.

Purtroppo per la donna convivere con questa sindrome è difficile, ma fortunatamente non è impossibile perché esiste il modo di prevenire e tenere sotto controllo la sindrome.

Se dopo l’intervento l’utero è libero da aderenze e non ci sono cicatrici il dottore potrebbe dare il via libera per il concepimento, se desiderato. Per far sì che il concepimento non sia a rischio, l’utero deve essere libero da aderenze circa per il 90%, quindi è importante essere prudenti.

Se l’utero non fosse l’ibero potrebbero comparire anche seri problemi durante la gravidanza. Per aumentare le possibilità di concepimento il ginecologo/specialista in riproduzione, controllerà la ovulazione e misurerà lo spessore dell’endometrio, inoltre effettuerà un controllo dei follicoli durante l’ovulazione.

In alcuni casi più complessi è possibile che il medico consigli di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita per aumentare ancor di più le possibilità di concepire della donna.

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