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Bambini iperattivi: sintomi e consigli su cosa fare

bambino iperattivoQuando si parla di bambino iperattivo bisogna essere consci del fatto che ci stiamo muovendo in un terreno piuttosto accidentato, dove il limite tra vivacità (forse un po’ estrema) e condizione patologica è estremamente labile e dove il consenso dei medici non è sempre unanime.

Cosa vuol dire bambino iperattivo? E perché si tratta di una condizione che, in qualità di genitori, dovrebbe preoccuparci? Cerchiamo di capirne di più insieme.

Il bambino iperattivo

Quando si parla di bambino iperattivo stiamo in realtà definendo un possibile problema in termini non medici, in quanto dentro questa definizione potrebbero ricadere comportamenti affini ma non identici, e se alcuni di questi potrebbero avere proprio natura patologica, in molti casi non si tratta che di una normale (forse un po’ spinta) vivacità infantile.

Quando diventa un problema?

Si può parlare di ADHD, o in italiano di disturbo/deficit dell’attenzione, quando le normali attività del bambino, il suo percorso di apprendimento e di socializzazione sono compromessi dai suoi comportamenti.

Il bambino patologicamente iperattivo infatti:

  • Non riesce ad adeguarsi alle regole della classe: si alza, disturba gli altri, non riesce a seguire la lezione;
  • Ha risultati scolastici piuttosto scadenti;
  • Anche in ambiti diversi, come quello sportivo, ha difficoltà a conformarsi alle regole e a rispettare i compagni.

Questi sintomi, naturalmente, non sono sufficienti a stabilire la presenza o meno di disturbi patologici. Bisogna approfondire, in presenza di questi segnali, ulteriormente, andando ad analizzare il carattere e il modo di rapportarsi del bambino con gli altri.

La personalità istrionica

La personalità istrionica è tipica di chi soffre di disturbi dell’attenzione o di iperattività patologica. Il bambino tende, infatti, a diventare il buffone della comunità in cui vive. Sia a scuola che nelle attività extra-scolastiche, tende a comportarsi in modo da suscitare il riso, l’ilarità e una reazione forte da parte dei compagni.

Questo comportamento potrebbe diventare, sia nel breve che nel lungo periodo, ostacolo per una vita socialmente, scolasticamente e sportivamente soddisfacente. 

Cosa fare?

Nel caso in cui si dovessero avere dubbi sul fatto che il proprio bambino possa essere vittima di questa patologia, è necessario consultare il pediatra che vi indirizzerà verso lo specialista più opportuno per questo tipo di diagnosi.

Sarà lui a stabilire l’entità del problema e soprattutto a individuare una possibile terapia. In genere si procede alla somministrazione di farmaci a base di Metilfenidato (il popolare Ritalin negli Stati Uniti), anche se per fortuna, almeno nel nostro paese, la terapia a base di psicofarmaci è soltanto residuale e viene indicata soltanto in casi estremamente necessari.

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