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Creme all’arnica montana: si possono usare in gravidanza?

Durante la gravidanza, specie nelle settimane immediatamente antecedenti al parto, si possono sperimentare dolori di ogni genere: dal mal di schiena al bruciore alle gambe, dai generici dolori articolari al senso di gonfiore e affaticamento. Come se non bastasse, è ampiamente sconsigliato assumere antidolorifici in questo periodo delicato, a meno che non siano strettamente necessari.

La prima soluzione sarebbe quella di ricorrere a rimedi fitoterapici: si ha in generale la percezione che siano meno invasivi, proprio perché naturali. Per quanto riguarda dolori e infiammazioni muscolari, uno dei rimedi fitoterapici più utilizzati è la crema all’arnica montana.

Ma cos’è l’arnica montana? E soprattutto: si può davvero utilizzare in gravidanza? Non dobbiamo dimenticare infatti che, sebbene derivanti dalle piante, i prodotti fitoterapici possono avere ugualmente effetti collaterali. In ogni caso, quindi, è opportuno consultare il proprio ginecologo prima di autoprescriversi cure di questo genere.

Un fiore dall’azione antidolorifica e antinfiammatoria

L’arnica montana è una pianta tipicamente estiva, che cresce spontaneamente in alta montagna. I suoi fiori, che sbocciano tra luglio e agosto, sono di un giallo vivace e hanno una tenue profumazione. Da molti decenni si è compreso come non solo i fiori, ma anche le radici e il rizoma, possono essere utilizzati per la preparazione di farmaci omeopatici dalle diverse formulazioni (spray, pasticche, ma soprattutto creme).

La pianta contiene infatti l’arnicina, un glucosoide dal forte potere antinfiammatorio e antidolorifico. Può essere usata per ridurre il gonfiore alle articolazioni, tenere a bada il dolore scaturito dai crampi, attenuare il mal di schiena, ma, se ingerita, anche ridurre la nausea e il vomito e curare le emorroidi.

Tutto perfetto, no? Eppure, trovandoci comunque al cospetto di un farmaco, la prudenza non è mai troppa. E infatti, facendo una ricerca più approfondita, scopriamo che il suo utilizzo in gravidanza è spesso sconsigliato. L’arnica è accusata di favorire il bruciore dello stomaco, addirittura favorire l’insorgenza di alterazioni cromosomiche nel feto e indurre un parto prematuro. Sarà vero?

In gravidanza, limitarsi all’utilizzo topico

Se studi scientifici sembrano dare fondamento a queste accuse, è altresì vero che molti medici continuano a consigliare l’utilizzo dell’arnica, ma attenzione: per la sola assunzione topica, ossia attraverso creme, pomate o gel a base di arnica. L’assorbimento cutaneo dell’arnicina infatti è talmente ridotto che gli effetti collaterali vengono neutralizzati.

Molte donne, anche a causa dell’inevitabile aumento di peso scaturito dalla gravidanza, soffrono di terribili mal di schiena e sciatalgie: l’arnica è un ottimo sostituto fitoterapico a creme presenti in commercio con un’identica funzione antinfiammatoria e antidolorifica ma che costituiscono di fatto, dei farmaci chimici.

Via libera dunque all’uso delle creme all’arnica montana, non prima di aver consultato il proprio ginecologo o il proprio medico di base. Naturalmente, non bisogna esagerare con le applicazioni: la posologia convenzionalmente consigliata è di due, massimo tre applicazioni al giorno sulle zone interessate dal dolore.

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