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Gravidanza Extrauterina: cos’è, sintomi e conseguenze

gravidanza extra-uterinaQuando parliamo di gravidanza extrauterina, ci riferiamo ad una particolare gravidanza nella quale il feto non si annida nell’utero, ma piuttosto in altre aree dell’apparato riproduttivo femminile (come ad esempio tube, ovaie o collo dell’utero).

Si tratta di un fenomeno che colpisce circa l’1% delle gravidanze e che è decisamente pericoloso per la futura mamma.

Si tratta infatti di una gravidanza sui generis, che spesso si risolve in aborti spontanei a poche settimane dal concepimento.

Vediamo insieme di cosa si tratta nello specifico.

Le cause della gravidanza extra-uterina

La gravidanza extra-uterina è una condizione che non ha cause specifiche, ma che è comunque collegata ad alcuni fattori di rischio:

  • L’alterazione della struttura delle tube;
  • Precedenti interventi chirurgici all’area pelvica;
  • Infezioni gravi all’apparato riproduttivo della mamma;
  • Endometriosi;
  • Trattamenti per l’infertilità;
  • Infertilità;
  • Età della donna.

Tutti questi fattori possono contribuire allo sviluppo di una gravidanza, appunto, ectopica, o meglio, extrauterina.

Come si riconosce?

In genere si tratta di una gravidanza che non da sintomi riferiti al problema in essere. Altre volte invece viene accompagnata da dolori pelvici di intensità importante.

Ci possono essere anche perdite piuttosto importanti di sangue, oppure assenza completa di cicli successivamente all’impianto, come se si trattasse di una gravidanza normale.

Come si diagnostica?

La diagnosi della gravidanza extrauterina non può che abbinare i classici test di gravidanza che, una volta risultati positivi e in assenza impianto nell’utero, potrebbero dare indicazioni al ginecologo sulla risoluzione, appunto, del concepimento in gravidanza extrauterina.

Si tratta comunque di un passaggio fondamentale, quello del ginecologo, che combinerà test di gravidanza con ecografia per individuare l’eventuale presenza di questa gravidanza anomala.

Come si può intervenire?

Intervenire in questi casi vuol dire andare a terminare la gravidanza, che comunque sarebbe molto pericolosa in caso contrario per la mamma:

  • La procedura d’attesa è quella che si mette in pratica quando non ci sono rischi particolarmente immediati per la mamma. Si finisce, nei fatti, per aspettare che l’aborto avvenga da solo. Si tratta di una procedura che funziona in moltissimi casi (circa il 70%). Nel caso in cui l’attendismo dovesse fallire, potremo rivolgerci alle altre strategie.
  • Se i livelli di Beta-hCG rimangono alti, si passa alla terapia farmacologica. Si ricorre in genere a medicinali per la chemioterapia (nello specifico il metotrexate) che è in grado di bloccare la reputazione delle cellule, includendo quella del feto. Si riesce, in questo modo, in genere a provocare l’aborto.
  • Nei casi più gravi, si ricorre invece al trattamento chirurgico, operando spesso in condizioni di urgenza. Si incide l’addome e si asporta, chirugicamente, il feto.

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