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Quinta Malattia in Gravidanza: sintomi, rischi e cura

quinta malattiaQuando parliamo di quinta malattia, ci riferiamo a quello che è, invece, il megaloeritema epidemico da eritrovirus. Viene chiamata quinta malattia perché va a completare il quadro delle altre 4 malattie infettive che in genere si prendono una volta da bambini per poi rimanerne immuni per sempre, con rarissime ricadute.

Quali sono i sintomi della quinta malattia durante la gravidanza?

Si tratta di un eritema piuttosto profondo, che nei primi giorni presenta il tipico aspetto a guance schiaffeggiate e che successivamente si allarga al tronco, agli arti e anche alle mani.

Al tempo stesso possono cominciare a comparire delle pustole, con un aspetto decisamente reticolato.

Il prurito è anch’esso parte dei sintomi, uno dei più fastidiosi, dato che per quanto riguarda invece l’eritema c’è davvero pochissimo di cui preoccuparsi.

Nel caso della gravidanza però, uno stato durante il quale il sistema immunitario è relativamente depresso, siamo davanti alla possibilità che l’eritema coinvolga anche il cavo orale, con un esantema piuttosto caratteristico.

Il problema delle donne gravide

Se l’esantema attraversa la placenta durante i primi 3 mesi, il rischio si fa considerevole per il feto e può causare idrope fetale o anemia. Il virus infatti ha capacità di interferire con il ciclo normale dei tessuti a rapida crescita, andando ad inficiare quello che è il corretto sviluppo del feto.

Per questo motivo in genere si cerca di intervenire con la massima rapidità quando il virus colpisce una donna che sta affrontando una gestazione.

La cura

Esistono dei farmaci antivirali che però non sono in grado di attaccare l’eritrovirus. Per la malattia, che in genere è piuttosto difficile da curare e che al tempo stesso, data la sua bassa intensità, non necessità di cure specifiche, si preferisce aspettare il normale decorso della malattia, evitando di andare ad utilizzare farmaci dall’efficacia comunque molto scarsa.

Cosa si fa allora?

Sarà il vostro ginecologo che deciderà, a seconda della gravità della patologia, se intervenire con farmaci sperimentali oppure no. In genere comunque ci sono pochissimi risvolti che possono far pensare di intervenire sempre e comunque: si aspetta e si cerca di tenere sotto controllo l’evoluzione della patologia, che difficilmente, a meno che non ci si trovi durante i primi 3 mesi di gravidanza, sarà in grado di andare a danneggiare la mamma o il feto.

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