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Separazione: come renderla il meno traumatica possibile

Nessun genitore, quando concepisce un figlio, può prevedere che in futuro si separerà dal partner.

Può succedere a chiunque e, per quanto sia spiacevole, almeno oggi il fenomeno è più accettato che nelle passate generazioni, quando in certi casi non era nemmeno previsto.

Vediamo insieme come rendere questa cosa meno traumatica per i piccolini.

Separazione: sempre spiacevole, ma…

Sebbene il costume sociale abbia integrato il fatto che due genitori possano separarsi e continuare ciascuno per la propria strada, per un figlio la cosa non è diventata meno dolorosa. Anzi, spesso anche separazioni che sulla carta avvengono in maniera consensuale e senza comportamenti violenti, possono lasciare tracce indelebili nei figli.

Se da un lato questo è purtroppo naturale, ci sono errori che, se evitati, possono migliorare l’esperienza vissuta dai piccoli. Innanzitutto occorre che, se la notizia è comunicata dai due genitori in due momenti diversi, ci sia coerenza nel racconto. Il bimbo non deve sviluppare dissonanze cognitive per via di versioni antitetiche che gli vengono raccontate.

Deve, inoltre, trovarsi davanti ad una situazione che, per quanto scomoda nell’immediato (trasloco, spostamenti, ecc.), deve portare a un bene nella famiglia, non a un male: si smetterà di litigare e, quando ci si vedrà, si sarà tutti più sereni. Non più tensioni, litigi o comportamenti evitanti.

Focus sull’amore

Al bambino bisogna ripetere la cosa fondamentale: che nemmeno dal genitore che si allontana dalla casa verrà meno l’amore nei suoi confronti. Connessa a questa questione è poi la seguente: un sentimento che spesso i bambini sviluppano quando qualcosa va storto è il senso di colpa.

Bisogna quindi aiutare il piccolo a non colpevolizzarsi, rassicurarlo a più riprese sul fatto che la separazione non sia colpa sua. Non è lui ad aver fatto qualcosa di male o a essere sbagliato. Il rapporto dei due genitori con il figlio non è cambiato.

C’è poi il discorso di eventuali altre persone nella nuova vita amorosa dei genitori. Sarebbe opportuno introdurle piano piano, prima solo nominandole, poi con incontri brevi e graduali. E naturalmente guai a parlare male dell’altro genitore, nonostante la tentazione possa esserci.

Il risentimento è un boomerang perché, se nell’immediato il piccolo si schiererà con chi si pone come vittima, da adulto (o dopo qualche anno) potrebbe rivalutare la situazione da un’ottica più matura e innescare conflitti ancora più profondi.

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