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Sifilide in gravidanza: sintomi, cause e terapia

sifilide gravidanzaLa sifilide è una malattia venerea, a trasmissione quasi esclusivamente sessuale, che può colpire la mamma durante la gravidanza e il feto attraverso il passaggio intrauterino.

Si tratta di una patologia dalle potenziali evoluzioni nefaste e che deve essere, dunque, tenuta sotto controllo e curata nel più breve tempo possibile.

Vediamo insieme cosa fare, come riconoscerla e soprattutto come curarla.

Le cause della sifilide

La sifilide, che per secoli è stata una vera e propria emergenza sanitaria, è una patologia che viene causata da un bacillo, il Treponema Pallidum, che può essere efficacemente trattata con penicillina.

Si tratta di una patologia ad esclusiva trasmissione sessuale, con il contagio che avviene da partner già infetto, anche in assenza di sintomatologia relativa.

Quali sono i sintomi?

Il grosso problema costituito dalla sifilide è che, almeno nelle sue prime manifestazioni, tende ad essere silente. Siamo davanti infatti ad una patologia dai sintomi piuttosto blandi e difficili da riconoscere, soprattutto durante la gravidanza:

  • Piccola ulcera, in genere sulle grandi labbra, che non è dolorosa e che viene accompagnata, nella maggioranza dei casi, da un gonfiore a livello di linfonodi.
  • A 3–4 settimane dal contagio si può presentare anche febbre alta (almeno 38°).
  • Arrossamento sul petto.

Si tratta dunque di sintomi molto difficili da interpretare, motivo per il quale è necessario un continuo monitoraggio delle condizioni di salute della estate al fine di ravvisare la presenza o meno della sifilide.

Si può curare?

Sì, la sifilide si può curare efficacemente ricorrendo a quello che forse è il farmaco antibiotico più antico del mondo: la penicillina.

Terapie a base di penicillina sono infatti in grado di essere trasmesse, attraverso la placenta, anche al feto, riuscendo a risolvere le condizioni patologiche sia della gestante sia del feto.

Alla profilassi dovrebbe sottoporsi anche il partner sessuale della gestante, che probabilmente è stato colpito anche lui dal bacillo responsabile della sifilide e che potrebbe causare un nuovo contagio anche a emergenza rientrata.

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