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Voglio accogliere bimbi in affidamento: come fare (Seconda parte)

Nella prima parte di questa guida abbiamo visto in cosa consiste l’affido di un bambino, a differenza dell’adozione.

Entriamo nel vivo ricapitolando i tipi di affido e vediamo come funziona concretamente la procedura.

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Funzionamento dell’affido

L’affido può avere una durata massima di 2 anni. Il bambino può abitare con te oppure no: nell’affido parziale, infatti, lo accogli a casa tua solo di tanto in tanto, in certi giorni e orari, per passare del tempo con lui giocando, aiutandolo con i compiti, eccetera.

Qualunque sia la durata e la modalità dell’affido, dovrai iniziare dal fare domanda presso i Servizi Affido della tua regione. Sosterrai una serie preliminare di incontri familiari, affinché sia accertata la tua idoneità a ricoprire il ruolo: un assistente sociale raccoglierà informazioni su di te, la tua famiglia e il tuo stile di vita direttamente da te o all’occorrenza anche da altre fonti. I controlli verteranno sulla tua abilità a rappresentare un genitore affidatario, potendo fornire un solido sostegno emotivo e affettivo al piccolo in questa fase della sua crescita.

A differenza dell’adozione, non è necessario che tu abbia reddito economico minimo da dimostrare, i criteri sono meno cogenti. Anzi, se si ospitano bambini in affido, è previsto un contributo economico mensile per far fronte alle spese.

Continuazione e termine

Ti verrà quindi assegnato un bambino e periodicamente continueranno le verifiche di routine al fine di controllare che il vostro periodo insieme proceda per il meglio. Come accennato, è possibile che il bambino talvolta si rechi in visita dai genitori naturali, che dall’inizio acconsentono all’intero processo.

L’affido in questo caso si chiama consensuale. In opposizione esiste quello giudiziale, che avviene quando la famiglia originaria non è considerata idonea nemmeno a fornire tale consenso. Allora è il Tribunale a sancire la messa in affido del minore. Tutta la procedura infatti è pensata affinché la famiglia originaria possa nel frattempo ridiventare idonea alla presenza del proprio figlio in casa con sé.

Il reinserimento è infatti il modo in cui terminano solitamente gli affidi. Ciò non toglie che molto spesso tra il bambino e i suoi genitori affidatari si creino rapporti affettivi molto intensi e consolidati. In futuro vi rimarrà possibile mantenere un rapporto umano, seppur in via del tutto privata e senza più alcuna forma né ruolo giuridico.

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